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LA WILD MIND DI OGGI : STEFANO MARANDO – 30 POLITICO

Stefano Marando nasce a Locri nel 1991. Nel maggio 2018 si è laureato presso l’Università degli studi di Torino. Nello stesso periodo su Facebook e Instagram ha aperto l’account @30politico che oggi è la community di riferimento per tutti gli universitari d’Italia. Dopo aver affrontato la pandemia in prima linea, nel 2022 ha deciso di dedicarsi alla scrittura del suo primo libro: "Ho messo insieme due parole per farti stare meglio". Successivamente ha scritto il suo secondo libro "Il periodo di m*erda più bello della mia vita"

che tratta proprio la tematica dell'errore, vendendo oltre 3mila copie su Amazon.

Come nasce l’idea di 30 Politico?


L’idea di 30 Politico nasce da un momento di puro sconforto accademico e da una

buona dose di autoironia. Ero nel pieno della sessione, sommerso da dispense, ansia e

professori che ti fanno sentire come se un 18 o un 30 potessero decidere il senso della

vita. A un certo punto ho pensato: “Ma davvero stiamo tutti impazzendo così, da soli?”

Da lì ho iniziato a raccontare, in modo ironico, le situazioni che vive ogni studente

universitario. Volevo ridere di tutto quel caos. Poi ho scoperto che in tanti avevano bisogno

di farlo insieme a me. Così è nato 30 Politico: un rifugio digitale per chi non ne può più di

sentirsi sempre “non abbastanza”. Molti studenti si sono riconosciuti nei tuoi post. Ti ricordi il primo episodio che ti ha fatto

capire che stavi davvero creando una comunità? , me lo ricordo perfettamente. Una ragazza mi scrisse: “Grazie, pensavo di essere

l’unica a sentirmi così”.

In quel momento ho capito che non stavo facendo solo battute sull’università, ma stavo

dando voce a qualcosa di più grande e profondo: quel senso di inadeguatezza che viviamo tutti, ma che spesso non diciamo. È stato lì che 30 Politico è diventato non solo una pagina ma anche un luogo in cui sentirsi compresi.

Pensi che la pressione del mondo accademico in Italia sia cambiata negli ultimi anni o

resta ancora un problema?


Un piccolo cambiamento c’è stato, oggi si parla di più di salute mentale, di stress, di

burnout. Ma la pressione resta alta.

C’è ancora questa mentalità per cui il valore di uno studente si misura in CFU, in voti o

nella velocità con cui finisce gli esami. È una corsa continua, spesso senza respiro. Credo

che l’università dovrebbe insegnare a pensare, non a sopravvivere. A formare persone,

non robot accademici. Pensi che 30 Politico abbia contribuito a far sentire meno soli gli studenti?

, ed è la cosa che mi rende più felice. Ogni volta che qualcuno mi scrive “questo post mi

ha salvato la giornata” o “mi hai fatto sentire meno sola”, capisco che 30 Politico non è solo

ironia, è soprattutto empatia.

Ridiamo, certo, ma ridiamo delle stesse cose. Ed è proprio questo che crea legame:

sapere che non sei l’unico a vivere la stessa stanchezza, lo stesso dubbio, la stessa voglia

di mollare tutto e aprire un chiringuito a Formentera.


Cosa ti rende più orgoglioso del percorso fatto finora? Il fatto di essere rimasto autentico. 30 Politico è nato da un disagio reale, e cerco di non

perderlo mai di vista. I numeri, le collaborazioni, la visibilità… sono tutte cose belle, ma

quello che conta per me è che la gente riconosca la verità dietro i post.

Sono orgoglioso di aver costruito qualcosa che fa ridere, ma anche pensare. E che, in un

modo o nell’altro, fa sentire meno soli e più compresi.


Che rapporto hai con i social?

Direi un rapporto di amore e disillusione. Li amo perché mi hanno permesso di creare un

dialogo vero con migliaia di persone, ma so anche quanto possano essere tossici. I social

ti risucchiano, ti fanno confrontare di continuo, ti portano a cercare la perfezione.

Io cerco di usarli con leggerezza, ricordandomi sempre che dietro ogni profilo c’è una

persona reale, con le sue ansie, le sue paure, i suoi esami e le sue giornate no.


C’è una frase che è diventata il tuo fuoco personale?

Più che una frase motivazionale, direi un promemoria di sopravvivenza: “Sopravvivere con

ironia”.

Perché alla fine, nella vita universitaria (e non solo), non si tratta di essere sempre al

massimo, ma di riuscire a restare in piedi anche quando tutto sembra troppo. L’ironia è la

mia àncora, non risolve i problemi, ma li rende più leggeri. È quel modo di dire “ok, sto

crollando… ma almeno lo faccio con stile”.

È questo il mio fuoco: ricordarmi che anche nei momenti più assurdi, si può sempre

scegliere di riderci su e continuare. Link social:

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